Il Registro Italiano per lo Stenting
Carotideo (RISC) è stato proposto
da specialisti di diverse discipline che si occupano del trattamento
delle lesioni della biforcazione della carotide per la prevenzione
dell’ictus. L’obiettivo è stato quello di costituire
in Italia un gruppo di lavoro multidisciplinare che faccia confluire
i dati clinici in uno studio prospettico non randomizzato in cui vengano
raccolti i risultati delle procedure di stenting carotideo eseguite
dai diversi specialisti, che utilizzano metodiche diverse, in un periodo
di 3 anni.Lo studio è caratterizzato dal coinvolgimento di
tutti gli specialisti che operano nel settore e dal patrocinio di
tutte le Società Scientifiche che li rappresentano: Società
Italiana di Chirurgia Vascolare, Radiologia, Neuroradiologia e Cardiologia
Invasiva che si sono impegnate a stabilire e condividere linee-guida
del progetto sia cliniche che organizzative.
In particolare il Comitato Scientifico del RISC, formato da rappresentanti
di ciascuna società, ha stabilito i parametri di partecipazione
delle strutture al Registro. Tali criteri sono:
1) avere effettuato almeno 10 procedure negli
ultimi 12 mesi
2) aver al proprio interno un team specializzato dove figuri tra gli
altri un chirurgo vascolare e un neurologo
3) attenersi alle linee-guida indicate in merito dalla Società
Scientifica della propria disciplina
Inoltre il Comitato Scientifico ha definito i criteri di validazione
delle procedure e la modalità di arruolamento e raccolta dei
dati che si sviluppano in questi momenti:
1) arruolamento dei pazienti entro le 24 ore
precedenti la procedura
2) raccolta dei dati sulla procedura e sulle condizioni cliniche del
paziente entro 72 ore successive
3) raccolta dati sullo stato clinico neurologico entro 7 giorni dalla
procedura
4) follow-up a 1,6,12 e 24 mesi
La Fondazione Villa Maria, agenzia indipendente addetta alla raccolta
ed elaborazione dei dati, con il supporto del Comitato Scientifico
ha proceduto alla realizzazione di un software per la raccolta dei
dati ponendo particolare attenzione al rispetto di estrema parsimonia
e alla individuazione di indicatori e standard per il riconoscimento
scientifico internazionale (indicatori non solo di stenosi, di presenza
o assenza di sintomi, ma anche parametri sulla composizione della
placca e i sistemi di protezione, ecc). Inoltre la Fondazione si è
impegnata a compiere la necessaria formazione ai professionisti coinvolti.
Si è enfatizzata la necessità di attribuire estremo
rigore alla fase di arruolamento introducendo la sua formalizzazione
attraverso una dichiarazione, a parte del medico, dell’intenzione
di eseguire la procedura entro le 24 ore antecedenti.Questo primo
form viene inviato alla Fondazione, la quale, a scopo di conferma,
attribuisce un codice identificativo e lo comunica al medico, il tutto
nel rispetto della privacy.
Un altro aspetto riguarda l’opportunità di far partecipare
al Registro le principali aziende produttrici di “devices”
per lo stenting della carotide, scelta decisa non solo per ricevere
un sostento finanziario, ma anche per garantire la massima trasparenza,
imparzialità e controllo esterno sulla raccolta e trattamento
dei dati.Inoltre, si sottolinea che un organo esterno è stato
deputato al controllo di qualità dei dati attraverso verifiche
mirate “on site visits” nelle strutture che partecipano
al RISC. Il RISC ha accreditato 34 strutture in Italia e arruolato
il primo paziente il 22 ottobre 2001; al 31 gennaio 2001 ha registrato
197 procedure di stenting.
Ovviamente qualsiasi tipo di valutazione si deve rimandare almeno
alla conclusione dei primi 6 mesi di studio, tuttavia si può
senz’altro affermare che si è osservato un grande impegno
e correttezza da parte di tutti gli attori coinvolti.Su un aspetto
riteniamo di poter trarre alcune conclusioni fin d’ora ed esso
riguarda lo stimolo che il RISC ha dato alla cultura clinica del nostro
Paese.Ci riferiamo al fatto di aver aperto un dibattito sulla multidisciplinarietà
dell’approccio alla prevenzione e al trattamento della patologia
carotidea e di aver suggerito il superamento di atteggiamenti non
collaborativi e autoreferenziali tra i diversi specialisti.In particolare
il RISC ha suggerito l’orientamento verso una discussione esplicita
su materiali e metodi, la proposta e la condivisione di linee-guida
sia per quanto riguarda l’accesso che il processo clinico e,
infine, una riflessione sull’autonomia professionale, sempre
più intesa come revisione tra pari (peer-review).